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Il Comune
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Comune della provincia di Salerno, Salvitelle è posto a circa 80 chilometri dal capoluogo, al confine con la Basilicata, in una posizione amena sulla criniera di un colle, a 646 metri s.l.m., dominato da un vasto e vario bel panorama. Da piazza Belvedere lo sguardo spazia verso la valle del Melandro -Bianco, verdeggiante di ulivi e dorata dal sole e verso ovest, sorvolando la valle Tanagro-Sele, fino alla Costiera Amalfitana; verso nord-est è chiuso da rupi a strapiombo; a est gli limita l'orizzonte la cresta appenninica che sovrasta e nasconde Potenza.
Salvitelle confina a est col comune di Vietri di Potenza, a sud-est con Caggiano, a sud con Auletta, a ovest con Buccino e a nord col comune di Romagnano al Monte. L'estensione del territorio comunale è tra le più ridotte dell'intera provincia, con una superficie di soli 953 ettari.
L'insediamento è formato da un unico nucleo urbano, mentre nell'agro si trovano un certo numero di case sparse, prevalentemente di recente costruzione. Da un'analisi del tessuto urbano redatta, tra gli altri, dall'arch. G. Censini si evince: "Nel suo insediamento storico sono riconoscibili quattro tipi di formazione, due interne a una perimetrazione fisica dell'impianto originario, due esterne con caratteristiche di formazione di borgo. Il primo impianto comprende il sistema del castellare che si insedia in un'area privilegiata forse di preesistente costruzione (Arce o luogo sacrale) avente una recinzione muraria quadrangolare. Questo tipo di insediamento si innesta su di un percorso di crinale che diviene supporto di aggregazioni edilizie a pettine lungo la direttrice di uscita dalle porte della cittadella (Torre del Barone, Temponi, Bocca le porte). La prima di queste formazioni orientata a nord-est (dall'attuale piazza Madonnina al palazzo Grassibelli) in un primo tempo si organizza intorno a un percorso, oggi decaduto, interno agli edifici che si affacciano sulla via Grassibelli e che si estendono fino alla via Costarelle, ortogonalmente segmentati dai cinque vicoli Grassibelli."
Successivamente al secolo XVI la struttura urbana si arricchisce di unità a palazzotto signorile che si appoggiano alla nuova via longitudinale alla linea del crinale (Via Grassibelli) e si munisce di una nuova recinzione muraria più estesa sulla quale, poi, si imposta l'aggregazione edilizia delle "case-mura". In questo periodo è possibile che, siu per l'imposizione a risiedere all'interno del nucleo urbano da parte di una certa aristocrazia rurale sia per il maturare di forme istituzionali e artigianali, Salvitelle abbia avuto una fase di crescita qualitativa tale da farlo assurgere al ruolo di città. A conferma di questa eventualità resta un'organizzazione tipicamente gerarchica che distingue la città dentro e la città fuori le mura.
La città esterna è costituita da due formazioni di impianto: la prima lungo il crinale in uscita dalla cittadella, sul cui assetto a spina le tipologie a schiera si sono riunifìcate, in parte in entità edilizia a palazzetto con successivi ampliamenti verso percorsi più a valle; la seconda, di forma rettangolare compresa tra la via Marco Manilio e Giacomo Salerno, che rispetta una magliatura stradale a scansioni ortogonali regolari e percorsi longitudinali. È incerto se questo insediamento sia stato fortificato. Tuttavia la presenza di alcuni capisaldi, quali da un lato il complesso del sottoportico Mazzei dotato di due torri e dall'altro l'indecifrabile sistemazione dell'area dove insiste il palazzo Briganti - Bonavoglia, col giardino attiguo che ricorda la forma di un bastione cinquecentesco, in assenza di un'organica conoscenza documentaria lascia aperti alcuni interrogativi sull'esatta determinazione della forma urbana. La permanenza dell'uso delle matrici fondamentali del centro antico è costantemente riaffermata in percorsi principali, itinerari processionali scanditi a intervalli regolari dalla cappella extraurbana alla Croce (prima presenza urbana) e dalla chiesa del Rosario alla chiesa Madre (S. Spirito). Le ricostruzioni successive ai terremoti dei secoli XVII e XVIII e gli interventi ottocenteschi, come il palazzo Grassibelli, il palazzo Mucci, il palazzo Romanzi e il palazzo Briganti, hanno stabilito una continuità storica pur nelle nuove scale dimensionali che l'intervento architettonico introduceva nell'organizzazione della città. Il senso di tali interventi si può riassumere nella idoneità di riaffermazione del sito caricando maggiormente di significati l'immagine urbana. La volontà di riaffermare la città come unità omogenea e al contempo conferire a essa i segni distintivi della gerarchia sociale, come traspare dai parametri degli edifici, evidenzia la funzionalità tra la costante strutturale dell'assetto urbano e la variabilità delle modificazioni eseguite che di volta in volta descrivono i modi di vita e l'uso della città. La stessa distribuzione della proprietà, il modo di abitare, e complessivamente la dimensione in cui si attua il rapporto città - campagna sono, tuttora, quelli antichi e riflettono una società non ancora completamente trasformata dai moderni rapporti economici."